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Michelina di Cesare

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Briganti e Brigantesse

Chi furono le brigantesse e i briganti del Mezzogiorno postunitario?

Raccontare la loro storia vuol dire narrare la storia di popoli che furono al centro di disegni politici che di loro non tennero conto ma che di loro si servirono per creare, o stabilizzare, una nuova classe dominante.

Da qualsiasi punto di osservazione la si guardi, la vita delle contadine e dei contadini del sud fu un’esistenza di stenti, fame, privazioni e tale fu, in quel tempo, in tutti gli Stati in cui il rispetto per l’essere umano non era ancora contemplato. Quindi ovunque.

In un mondo e in un tempo in cui povertà e sopraffazione viaggiavano a braccetto sopravvivere diventava un’impresa.
Tra i poveri, i più poveri erano i braccianti, quelli che non possedevano nulla, che mettevano insieme un pasto dopo essere stati sfruttati per un’intera giornata. Nulla più di un pasto.
C’era chi teneva la barra dritta, chi rubacchiava per portare a casa un frutto o un pollo, chi si dava alla malavita.
Questi ultimi erano banditi ma spesso li chiamavano briganti.
Banditi e briganti non furono la stessa cosa anche se tra i briganti non mancarono i banditi; eppure si volle e si è voluto ancora unire sotto un solo nome le due categorie.

Furono i francesi ad usare per primi il termine "brigantage" nel XV secolo e nella lingua italiana il neologismo fece ingresso solo nella prima metà dell’ottocento.
Chiamarono brigantaggio i moti pro Borbone nel 1799, fecero altrettanto per indicare le proteste spagnole all’arrivo di Giuseppe Bonaparte.

Michelina fece parte del brigantaggio meridionale postunitario, fenomeno complesso, multiforme, che era sì figlio di una lunga tradizione di protesta ma che aveva spinte fortemente legate ai nuovi tragici avvenimenti storici.

Si sviluppò nei territori dell’ex Regno delle Due Sicilie all’indomani della nascita dell’Italia e fu un moto di ribellione complesso che aveva in sé molte anime.

C’erano gli ex soldati borbonici, c’erano i legittimisti, c’erano i disertori, c’erano i poveri. Ce li raccontarono e ce li descrissero come criminali antiunitari, come semplici continuatori di una tradizione illegale scrivendo le pagine di quest’altra faccia del Risorgimento con il pennino intinto nell’inchiostro del pregiudizio antimeridionale. Ebbero dalla loro parte quel nutrito corpo di possidenti, più o meno ricchi, che sfruttarono questa visione per coltivare meglio i propri interessi a danno, ancora e sempre, delle classi più umili, diseredate, sfruttate.

Quelli che combatterono nei boschi fitti e folti dell’Italia meridionale scelsero a volte senza altra possibilità di scelta. Disobbedire fu una necessità.

Per le donne fu ancora più difficile e complesso.

Chi erano le brigantesse? Cosa hanno rappresentato in quel decennio di lotte le loro menti, i loro corpi, le loro armi?

Sui monti, nei boschi, alla macchia, decine e decine di giovani donne combatterono una guerra nella guerra. Alcune scelsero, altre furono costrette, altre ancora capitarono in quelle scelte senza averne consapevolezza, per mera necessità.
Le chiamarono "drude" che, nell’antico provenzale, al maschile, significava fedele (in senso feudale-cavalleresco), difensore; al femminile divenne amante al servizio del signore, amante disonesta, chiamiamola col nome comune, prostituta.

Quello delle brigantesse fu un percorso a ostacoli.
Lasciavano la famiglia, perdevano l’onorabilità, tagliavano per sempre i ponti con ciò che era stato prima, fino a quel momento. Di loro per molto tempo nulla si è scritto. Fantasmi in una guerra civile descritta come una caccia ai criminali. Erano per chi ha tramandato per decenni la storia solo drude, manutengole, prostitute.

In questo contesto caleidoscopico si inserisce la vicenda personale e poi pubblica di Michelina Di Cesare che se non fosse diventata brigantessa sarebbe rimasta solo un numero inconsapevole tra i numeri a molti zeri dei poveri tra i poveri.
Michelina non sapeva né leggere né scrivere, divenne brigantessa per necessità, per bisogno di libertà, per sete di giustizia e per solitudine. Poi si innamorò di Ciccio Guerra, ma quella fu un’altra storia.

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Fra arte e storia

Michelina Di Cesare

Michelina di Cesare, la "Brigantessa", in una delle poche testimonianze storico-artistiche pervenuteci. Un ritratto che parla di costumi popolari e di rabbia per una condizione sociale ed economica svantaggiata.